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Sulla Teologia della Liberazione

QUANDO DO DA MANGIARE A UN POVERO, TUTTI MI CHIAMANO SANTO.

QUANDO CHIEDO PERCHÉ I POVERI NON HANNO CIBO, TUTTI MI CHIAMANO COMUNISTA

La Teologia della Liberazione (TdL) ebbe origine come movimento spontaneo nell’alveo delle comunità di base cristiane, quelle che portano avanti, secondo il Concilio Vaticano II, l’aspetto più importante del messaggio del Cristo di Gamala, ovvero quello di riscatto della povera gente per una condizione sociale umana e dignitosa.

Essa nacque in Brasile e fu una risposta necessaria al dilagare delle dittature in America Latina, a partire dagli inizi degli anni Settanta, tanto che si arrivò ad avere in quel paese circa 100.000 nuclei ecumenici per insegnare alla gente i diritti delle persone e a lottare per realizzarli.

Molti cattolici, religiosi e laici, iniziarono così a prendere parte alle commissioni pastorali a carattere sociale, inserendosi nel tessuto vivo dei movimenti operai e dei sindacati.
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MONSIGNOR ROMERO E LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE

MONSIGNOR ROMERO E LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE

Giulio Girardi

Per la Teologia della Liberazione, mons. Romero. rappresenta oggi una delle grandi sorgenti di ispirazione. Ma non tutti conoscono la profonda evoluzione che segnò la sua vita e il suo impegno pastorale: evoluzione che lo condusse a maturare scelte radicalmente nuove.

 

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24 Marzo El Salvador - Oscar Romero

24 MARZO - EL SALVADOR

RICORDANDO OSCAR ROMERO

Erano le 18.30 del 24 marzo 1980 quando Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, venne assassinato sull’altare della piccola cappella dell’ospedale della Divina Provvidenza, mentre celebrava la messa.


Una fucilata gli trapassò il cuore nel momento esatto in cui si accingeva ad elevare al cielo il pane e il vino per il sacrificio, vittima di una pallottola sparata da uno squadrone della morte mandato dalla dittatura militare.
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LA TIERRA ES UN SATÉLITE DE LA LUNA

Leonel Rugama

(Nicaragua, 27 marzo 1949 – Managua, 15 gennaio 1970)

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El 15 de enero de 1970, junto con dos otros jóvenes (Róger Núñez Dávila, Mauricio Hernández Baldizón) se  enfrentaron contra todo un batallón de la guardia nacional, batallón que armado de tanques y cañones los tiene rodeados. Un guardia les gritó que se rindieran; Leonel Rugama contestó: ¡Que se rinda tu madre! Y continuó luchando...

 

 

 

LA TIERRA ES UN SATÉLITE

DE LA LUNA

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Tegucigalpa - commemorazione del 8 di Marzo 2013

MUJERES HONDUREÑAS CONMEMORAN EL 8 DE MARZO

EXIGIENDO JUSTICIA Y ALTO A LOS FEMICIDIOS

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Viva Chavez. Por Siempre!

 

 
Los que mueren por la vida no pueden llamarse muertos.

 

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Tomas Borge. Sandinista

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L'unico fondatore dell'FSLN ancora vivente.
Questa definizione se la portava dietro come fosse un allungamento naturale delle proprie generalità, quasi un marchio di fabbrica inestinguibile dalla propria persona; una caratterizzazione ormai consuetudinaria e necessaria. Almeno fino alle 20.30 ora di Managua del 30 aprile 2012.
Tomás Borge non ha avuto scampo dopo l'acuirsi di una malattia che lo inchiodava a un letto d'ospedale dal 6 aprile. Il guerrigliero che ha conosciuto la dittatura somozista fin dagli albori e che nel 1979 contribuì ad abbattere ha raggiunto l'altro padre della Rivoluzione del quale lui stesso diede un formidabile ed imperituro non-epitaffio:
Carlos Fonseca, es de los muertos que nunca mueren.
Di Carlos Fonseca fu amico dalla prima infanzia, tutti e due nativi di Matagalpa ed entrambi da subito legati dalla comune lotta contro il comune nemico, quella dinastia criminale dei Somoza insediatasi in Nicaragua grazie agli Stati Uniti e all'assassinio di Augusto César Sandino. Nonostante le rivolte soffocate nel sangue, carcere ed esilio, Tomás Borge e Carlos Fonseca, insieme a Silvio Mayorga Julio Buitrago Germán Pomares, tra gli altri, riuscirono nel 1961 ad unificare ed organizzare la resistenza dando vita al Frente Sandinista de Liberación Nacional. Quell'anelito alla epopea sandinista degli anni Venti e Trenta e la prospettiva rivoluzionaria su cui si fondava l'FSLN avrebbe forgiato intere generazioni di combattenti che sarebbero entrati poi trionfalmente a Managua il 19 luglio del 1979. Tomás Borge è stato quindi un protagonista di tutti quegli eventi imprescindibili della seconda metà del secolo scorso che hanno caratterizzato la storia dell'America Latina. E non solo. 
 
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A Giulio Girardi

Ciao Giulio...tocayo

Giulio Girardi, dopo una lunga malattia, ci ha lasciato.

La malattia e la morte hanno un che di osceno.

Questo rovescio dell'esistenza corporea è orrido. Lascia sempre senza parole.

Come Associazione Italia-Nicaragua gli dobbiamo molto; tutti noi abbiamo imparato dai suoi libri e

dai suoi interventi il senso dell'esperienza della solidarietà internazionale,

come scelta di vita per costruire una società di liberi ed eguali.

È il nostro un debito di riconoscenza per il contributo dato alla riflessione e al pensiero del Nicaragua sandinista; indispensabile per realizzare ogni giorno i nostri progetti con il popolo nicaraguense,

che continueremo in nome di Girardi.

Giulio Vittorangeli

Associazione Italia-Nicaragua

 

Nicaragua. Elezioni 2011: cosa ne pensiamo

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Elezioni presidenziali 2006, elezioni municipali 2008, elezioni presidenziali 2011: da quando il Fsln con Ortega Presidente ha ripreso il comando del governo dopo 16 anni di corretta opposizione, il dopo elezioni nicaraguense è stato caratterizzato da polemiche su tre fronti: gli organismi internazionali che segnalano irregolarità ma alla fine legittimano i processi elettorali, l’opposizione interna che minaccia di mettere a ferro e fuoco il paese e promette di presentare le prove delle frodi senza mai però presentare nulla.
  
Gli ex sandinisti aggruppati nell’ MRS ormai praticamente estinto a causa del mancato appoggio popolare che, pur di non sparire dalla scena politica si allea alla destra. C’è poi un quarto fronte di polemiche ancora più singolare perché non nicaraguense ma tutto italiano che riguarda una fetta di persone che a vario titolo hanno profuso impegno accanto al Fsln dal lontano 1979 fino al 1990 anno della grande sconfitta elettorale.
Molte di queste persone, ormai anagraficamente adulte, sono quelle che esternano la maggiore riprovazione verso una formazione prima militare e poi politica che, essendo riuscita a suscitare un intenso amore, dal 2006 non smette di ricevere critiche aspre e rancorose.
 
Anche molti di noi dell’Associazione Italia Nicaragua  sono rimasti affascinati da un processo rivoluzionario assolutamente originale e ricco di colpi di scena, abbiamo sofferto quando il Frente è stato sconfitto e abbiamo seguito le sue mosse all’opposizione per 16 anni non potendo fare a meno di vedere anche l’affossamento delle conquiste rivoluzionarie, dei diritti e delle condizioni economiche.
Siamo stati anche dubbiosi e scettici rispetto al famigerato “pacto” con Aleman per riformare la legge elettorale e sulle scelte elettorali fatte dai sandinisti nelle elezioni del 2006 in primis sulla cancellazione del diritto all’aborto terapeutico sacrificato sull’altare di un patto di non belligeranza con la chiesa cattolica. Siamo convinti che la legge elettorale in vigore in Nicaragua sia brutta e che si presti a processi farraginosi e poco limpidi e che vada cambiata, che la dirigenza del partito vada aperta a quei giovani e giovanissimi che rappresentano la maggioranza della popolazione, che il Frente non sia mai riuscito del tutto a togliersi di dosso la sua nascita come formazione militare, che la lotta per i diritti delle donne contro il machismo mai morto vada incrementata che i dollari provenienti dal petrolio dato dal Venezuela vadano inseriti nel bilancio dello Stato.
Questo però lo mettiamo sulla bilancia insieme ai progressi fatti da questo piccolo paese in soli quattro anni; i programmi “populisti” relativi alla fame, l’educazione, la sanità, l’energia elettrica e l’acqua di nuovo per tutti e non più condizionate dai capricci di una multinazionale, hanno funzionato soprattutto nelle campagne storicamente il feudo prima della contra e poi della destra.
Alle ultime elezioni hanno partecipato e votato moltissimi giovani che non erano nemmeno nati negli anni ottanta ma che hanno voluto confermare e rafforzare un progetto di governo che evidentemente è riuscito a rendersi credibile non tanto con la retorica (che in America latina non può mai mancare) ma con i fatti. E questi fatti, piaccia o no, sono sul piatto e sotto gli occhi di tutti.
Per questi motivi non vogliamo limitarci a dire “i sandinisti non sono più quelli di una volta”. È un fatto innegabile come è innegabile che negli ultimi decenni il mondo si è trasformato a ritmi accelerati e inimmaginabili e nulla  può più essere come prima perché gli scenari sono cambiati e i poteri che non sono più occulti sono sempre più forti.
È anche innegabile che i veri giudici di questa fase storica nicaraguense saranno i giovani che,  potendo usufruire di una formazione scolastica e forse anche politica, migliore, porteranno avanti questa esperienza. Non vogliamo nemmeno metterci dalla parte degli amanti delusi ma, volendo mantenere un giusto distacco a volte limitato dalla simpatia che abbiamo per questo paese, continuare nella scelta che abbiamo fatto nel lontano 1990.
Un percorso di solidarietà e informazione che prevede di avere come controparti non governi o partiti ma parti della società civile che ben volentieri continueremo ad appoggiare nel loro percorso di rafforzamento interno per migliorare il loro paese, il loro governo senza essere cooptati da forze politiche.
 
Porgiamo i nostri più sinceri auguri al nuovo governo augurandoci che sappia capitalizzare i frutti raccolti nelle ultime elezioni per rafforzare i processi democratici, partecipativi e di rafforzamento economico in Nicaragua.
Gli stessi auguri li facciamo al popolo del Nicaragua, che sappia tutelare le proprie conquiste e che continui a stare a fianco del proprio governo istigandolo ad approfondire questi processi.
  
 
Coordinamento Associazione Italia Nicaragua
 
 

 

DEMOCRAZIA, CHE IN GRECIA VUOL DIRE CONFLITTO

La quasi totalità delle parole che riempiono questo foglio sono di origine greca. democrazia350x228

Ergo, ciò che sta succedendo in Grecia non può non riguardarci. Eravamo forse "giustificati" per non comprendere la lingua islandese, o lo spagnolo. Questo perché in Islanda, Europa, e in molti paesi dell'America Latina, si è deciso quasi a furor di popolo di non pagare il debito. In forma molto diretta, (anche) con un referendum, per quel che riguarda Reykiavik; con una modalità più "tipicamente" sudamericana per quel che riguarda invece alcuni paesi del Cono Sur.

La Grecia, dal canto suo, è diventata il paradigma della crisi e di quanto le ricette adottate per curare il male da chi quella malattia l'ha generata si siano rivelate del tutto inutili. Di più: criminali.
L'Europa, questo grande ideale perseguito dal grande capitale ha fallito ancor prima di misurarsi con quella che avrebbe dovuto essere la sua sfida più significativa ma che è al contempo la truffa più evidente; unificare popoli. Tradotto: omologare la forza lavoro. Poter sfruttare impunemente in ogni angolo del vecchio continente.
Già l'anomalia di avere una moneta unica per stati diversi, fece trasecolare fior di economisti che di sicuro non erano tra gli assaltanti il Palazzo d'Inverno, ma la furia propagandistica con cui si annunciava la nascita dell'anti-dollaro raggiunse l'obiettivo di nascondere la polvere sotto il tappeto. Potere alle merci, diritti in esilio. La sconfinata fiducia nella locomotiva d'Europa ha fatto credere a "nobili" economie e paesi rampanti che la potenza del marco avrebbe pianificato e risolto tutti i problemi. La Germania sarebbe stata stampella e faro per chiunque avesse intonato con convinzione e fervore il te deum al libero mercato. Al contrario, c'è stato il de profundis dei diritti.
Forse vale la pena ricordare che la "ricostruzione" balcanica è stata quasi interamente gestita da Berlino, ma qualcuno ne ha memoria? Ora la Grecia - che risulta essere sempre in quell'area geografica - ridotta all'osso da governi corrotti perché devoti alla divinità del mercato è diventata la icona del capitalismo del XXI secolo. Un paese in svendita. Per soddisfare le fauci mai sazie del profitto si è costituito il comitato permanente dello sfruttamento. Delle risorse umane e naturali. A presiederlo è la cosiddetta, famigerata, troika: Banca Centrale Europea, Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale.


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11 settembre

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In occasione del primo anniversario dell’attentato alle Twin Towers il regista Ken Loach realizzò questo toccante documento, sintesi perfetta e dolorosa del golpe del 73 in Cile.

Quel 11 SETTEMBRE che nessuno ricorda!!!

 

GUARDA IL VIDEO


 

19 Julio 2011.

XXXII Aniversario

de
la

Revolucion
Popular Sandinista

 

32anniversario


 

 
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